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Fotografia di Will Davis
L' Analisi Funzionale
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Vantaggi e svantaggi.

Vi sono alcuni vantaggi nell’usare questo metodo. Uno è che è possibile controllare e dirigere meglio l’esperienza energetica che affiora evitando gli aspetti spesso eccessivi e contrattivi del lavoro di carica/scarica. Poiché il paziente sperimenta questo lavoro come proveniente dall’interno, impara per sé, col tempo, come aprire e - ancor più importante – come rallentare o chiudere consapevolmente il flusso che emerge. Questo dà fiducia, senso di sicurezza e sollievo. Evita la paura di ciò che può emergere, che è il più comune processo di blocco.

Una volta che il paziente supera la paura di ciò che emerge, il processo terapeutico può procedere a un livello più profondo. Fino a quando è coinvolto in questa “paura di”, di fatto opera a livello di corazza. Questo tipo di paura non è paura vera e propria, come per esempio la paura esistenziale: è emozione proveniente dalla corazza, e finché viene attivata, l’organismo permane nello stato corazzato e senza contatto con il proprio nucleo. Questo approccio rende il paziente sempre più partecipe nel proprio processo di guarigione e fa anche sì che se ne assuma sempre più la responsabilità. Non è qualcosa che viene gestito dall’esterno, ma qualcosa che emerge dall’interno. Tutto questo è simile alla posizione di Levine, anche se lui scrive specificamente della formula di scarica, quando parla di un «ritmo biologico regolatore»: l’esperienza del paziente è più piena di quanto sarebbe “se fosse stato manipolato, e fosse perciò dipendente unicamente dal rapporto con l’insegnante-teraputa per il rilassamento” (nota 4)

Un altro vantaggio è che con questo metodo si può facilitare sia l’instoke che l’outstroke della pulsazione. Le diverse strutture caratteriali sono orientate in diverse direzioni del flusso della pulsazione e bloccano diversi flussi della pulsazione; per esempio, in termini di Radix, una struttura fondata sulla paura blocca l’instroke mentre una struttura fondata sulla rabbia blocca l’outstroke. È utile e più facile conoscere quale flusso è stato interrotto e aiutare il paziente a completare quel tipo di flusso. In genere questo viene deciso dalla risposta stessa del paziente al lavoro; tende a completare spontaneamente il flusso incompleto, all’inizio, per aumentare la loro pulsazione complessiva. Una volta che il flusso contratto è stato liberato - verso l’interno o l’esterno - la pulsazione comincia nell’altra direzione. E così otteniamo un equilibrio energetico e vegetativo.

Uno svantaggio del lavoro di scarica è che si traduce in genere in una diminuzione della consapevolezza e della assunzione di responsabilità. Come precisa Ron Kurtz nel suo Manuale di Hakomi, quando si "cavalcano le rapide" c’è poco tempo per immagazzinare i dati e verificare ogni cosa; lo si fa in acque calme. Lavorando con la carica esistente, il paziente ne controlla l’intensità crescente ed è più consapevole della propria esperienza e può metabolizzarla vie via che emerge. È in una posizione migliore per sperimentare il passato nel momento presente, da adulto responsabile e consenziente, senza rivivere il passato soltanto come un bambino impotente.

Con questo cambiamento di prospettiva, può fare qualcosa di quell’esperienza, rispetto a quando accadde per la prima volta, quando la sola cosa che poteva fare era reagire. L’esperienza del paziente viene più dall’interno. È sentita come propria più che qualcosa di estraneo o che ha subito da un altro in passato, o nel contesto dell’intervento terapeutico. E quindi egli può partecipare di più e meglio al proprio processo di guarigione. Poiché le difese non sono così attivate; c’è meno transfert, proiezione, interpretazione, integrazione, resistenza, diagnosi, dipendenza dal terapista e dal rapporto terapeutico, e "paura di".

Il paziente riferisce che le esperienze che gli derivano da questo lavoro sono più concrete. I simboli sono necessari quando la realtà non è disponibile. Questo lavoro sembra fornire un’esperienza più chiara e radicata di chi la persona è, di cosa fare o non fare in proposito. La persona sente meno aspettative e richieste su di sé, c’è più spazio per esplorare.

Ma ci sono anche svantaggi. Allontanarsi dai modelli emozionali e psicologici talora lascia le persone in una sorta di vuoto. Ad esempio, la loro visione del mondo può dipendere dalla loro visione dei rapporti interpersonali. Come potrà aiutarmi nella mia vita sentimentale il fatto di lasciare che la mia spalla sinistra si scuota liberamente? Che cosa ha a che fare l’andare più in profondità con i miei problemi con l’autorità o il fatto che non ho un lavoro? Possono anche credere che sia essenziale il fatto che capiscano la loro rabbia contro il padre, o che debbano lavorare su questo per liberarsene. Non possono fare il salto dal psicologico al funzionale. Comprensibilmente, non vedono la connessione o la rilevanza.

Così, molta gente pensa all’energia come a una metafora. E non vogliono lasciarla emergere e prendere il proprio corso. Hanno bisogno di “capirla” e di “farne” qualcosa. Ad esempio, mi è stato più facile lavorare in Giappone con questo metodo piuttosto che con tecniche neoreichiane tradizionali. I giapponesi si trovano più a loro agio con un’impostazione basata sui processi energetici e non hanno un modello terapeutico/patologico. Se non è mai stato detto loro che devono lavorare sul rapporto con la moglie attraverso un lavoro su quello con la madre, non gliene importa di non farlo, non ci pensano nemmeno. Sono più aperti al livello funzionale.

Questa metodologia non è tanto un tentativo di creare qualcosa di nuovo, piuttosto di scavare più a fondo in ciò che Reich ha già scoperto e delineato. Un tentativo di seguirlo riempiendo il solco che ha lasciato dietro di sé man mano che entrava sempre più in profondità nei fenomeni. Reich ha scoperto cosi tanti nuovi territori e così velocemente, che sta a quelli di noi che vogliono seguirlo di chiarire e consolidare le conoscenze che ci ha dato.

 
 
 
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