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Il modello della vita e il modello della scarica

Nonostante la forte enfasi sull’energetica, il modello di scarica/catarsi non è centrale per il lavoro di Analisi Funzionale. Come già accennato, il lavoro energetico non è sinonimo di scarica o di espressione: l’espressione è una piccola parte del funzionamento energetico.

Noi certo cerchiamo di ristabilire nell’individuo la capacità della scarica vegetativa così come descritta da Reich e da altri, ma non si tratta di un modello rappresentativo perché il modello di “scarica” non è un modello adatto per la vita, per vivere giorno dopo giorno. Se è vero che ci sono periodi nella vita di ognuno in cui sono richieste forti emozioni, la vita non è tuttavia una crisi costante. Le stagioni non esplodono l’una nell’altra, la notte non esplode nel giorno.

I ritmi biologici interni come la digestione, la circolazione, le onde cerebrali ecc. di norma non funzionano secondo un modello di esplosione/catarsi. In realtà, quando succede, questo fatto rappresenta un criterio di squilibrio e malattia. Normalmente, devono fluire e pulsare dentro e fuori apertamente e liberamente.

Per definizione, la scarica richiede una “perdita di coscienza”, essere sopraffatti, un “cavalcare le rapide”; una sorta di riduzione generale della coscienza e della capacità di assumere responsabilità. Dopo queste esplosioni abbiamo bisogno di “raccogliere i pezzi” e integrare, interpretare e dare senso a quanto è accaduto. È simile a quanto accade nel funzionamento isterico: esplodere e riorganizzare.

Utilizzare un modello “di vita” anziché un modello “di scarica” per il funzionamento energetico chiarifica meglio cosa significa lavorare energeticamente. Ci focalizziamo sul flusso spontaneo della pulsazione verso l’interno e verso l’esterno, che più si avvicina al funzionamento naturale ed è il modello secondo il quale vogliamo che vivano i nostri pazienti. La vita non è una tempesta o una crisi continua: questi eventi accadono, e infatti si deve avere la capacità di “scaricare”. Ma poiché il modello di scarica non si avvicina né a quello della vita né a quello del funzionamento essenziale naturale, perché dovremmo usarlo con i pazienti, se stiamo cercando di approfondire la loro connessione con il loro flusso energetico naturale e la pulsazione?

Dopo 18 anni di studio dell’instroke, mi rendo conto che il processo di scarica va visto in una luce diversa. È possibile che il bisogno della scarica, che è comune, sia in diretta connessione con la quantità del blocco e che la scarica in sé non sia necessaria per un funzionamento energetico sano. È possibile che il bisogno di scarica dipenda da quanto è bloccato il sistema energetico. Se non è bloccato, la scarica non è necessaria. La pulsazione è necessaria per un sano funzionamento e la scarica può essere (o non essere) necessaria perché avvenga questo processo.

Questo punto di vista ci pone in diretta contraddizione con l’idea di Reich sull’energia, secondo cui la formula in quattro tempi ”tensione-carica-scarica-distensione” è universale e essenziale ai fini dell’equilibrio energetico.

Ma abbiamo osservato negli anni come il completamento di un aperto processo di instroke produca da solo lo stesso e alle volte un più efficace cambiamento in una persona di quanto faccia l’attivazione dell’outstroke della scarica. Se ne potrebbe arguire che vi è una scarica nell’instroke; ma io ritengo che la spiegazione sia un’altra. La formula in quattro tempi di Reich è alla base della comprensione di come operano tutte le energie fisiche. Poiché l’energia dell’orgone di Reich non è una “energia” in senso fisico, non vi è ragione per cui debba seguire le stesse leggi meccaniche.

L’orgone non funziona direttamente sul piano fisico o meccanico, ma negli ”stati” trasformati, si manifesta come energia elettrica, magnetismo, calore oppure emozioni, movimenti e pensieri. Questi stati trasformati – dall’orgone all’energia elettrica o alle emozioni - devono seguire le leggi meccaniche, visto che esistono nella realtà fisica. Una volta che è trasformato e che funziona nel mondo fisico come energia meccanica, la formula in quattro tempi regge e la scarica è necessaria. Ma se si lavora con una sorgente più originaria - il flusso energetico “puro”, non trasformato, che è dentro ognuno di noi -, la necessità della scarica non è più valida, perché a questo livello tali leggi non valgono. È sufficiente mobilizzare la pulsazione direttamente.

Per questo motivo, non c’è più bisogno di lavorare per liberare direttamente i blocchi muscolari e le resistenze psichiche. Non dobbiamo liberare i blocchi muscolari scaricando vecchie emozioni o, equivalente psichico, comprendendo e interpretando il passato. Possiamo contattare la persona “al di sotto” di questo livello e influenzare direttamente la pulsazione organismica primaria.

Questo livello è al di sotto di quello in cui l’energia si manifesta in emozioni, pensieri, movimenti, memorie ecc. Se si ha successo, il risultato sarà che tutte le strutture psichiche e somatiche ne saranno influenzate.

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