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L' Analisi Funzionale
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Intrapsichico e interpsichico

Nel modello intrapsichico si assume che ciò cui siamo più interessati nel setting terapeutico è il rapporto del paziente con se stesso e non con il terapeuta. C’è uno spostamento di attenzione dal rapporto interpersonale o interpsichico - paziente/terapeuta - al paziente stesso, cioè a livello intrapsichico. Certo, come abbiamo detto, non è possibile eliminare l’influenza del terapeuta: intendiamo solo sottolineare l’importanza di focalizzarsi sul paziente e la sua esperienza di sé.

L’Analisi Funzionale non si propone di lavorare sulle tematiche fondamentali a livello del rapporto paziente/terapeuta, ma piuttosto a livello dell’esperienza che il paziente fa di ciò che sta facendo a se stesso e di come lo sta facendo. Uno dei motivi per cui lavoriamo a livello intrapsichico è che storicamente, in termini di sviluppo, il primo rapporto che abbiamo non è, come in genere si pensa, con un altro, di solito la madre.

Il primo rapporto è con noi stessi. Nell’utero e durante i primi mesi di vita, quando l’organismo è in uno stato indifferenziato, conosce solo se stesso, è consapevole solo della propria esperienza di sé. Non fa differenza tra sé e il resto del mondo: è una condizione di onnipotenza. Dal concepimento ai primi mesi di vita fuori dall’utero, ha trascorso circa un anno sviluppando una “personalità” che si porterà dietro per gestire tutti i successivi rapporti, a cominciare di solito da quello con la madre.

Nonostante le conoscenze acquisite negli anni circa l’importanza degli effetti sul bambino che derivano dalla vita intrauterina e dall’esperienza della nascita, non abbiamo informazioni che contraddicano quanto diceva Freud in origine: «non possiamo certo presupporre che il feto abbia una qualsiasi conoscenza di trovarsi in pericolo di annientamento; il feto può solo sentire un “generale disturbo nell’economia della propria libido narcistica. (nota 2).

Partendo da questo dato, il lavoro di Analisi Funzionale si focalizza sull’individuo e il suo rapporto con sé. Pertanto quello che ci preme è in primo luogo l’esperienza di sé della persona, e solo in un secondo tempo il suo rapporto con gli altri. Se uno cambia il proprio rapporto con se stesso, tutti gli altri rapporti cambiano di conseguenza. Questo è un modello intrapsichico (intrapersonale) opposto a un modello interpsichico (interpersonale). Ne risulta che il ruolo della relazione tra paziente e terapeuta viene de-enfatizzato, minimizzato per quanto possibile. Il rapporto terapeutico non è più il “campo di battaglia” - per usare un”espressione di Freud – dove si compie il cambiamento.

La maggior parte dei problemi che si manifestano nei rapporti interpersonali - con amici, amanti, parenti, terapeuti - sono di fatto problemi che il paziente ha con se stesso. Ad esempio, un problema sessuale, eccezion fatta per disturbi di carattere organico, è essenzialmente un problema che una persona ha nel vivere il proprio potenziale. I problemi sessuali nascono quando egli non può aprire il proprio cuore o non può connettere il centro del cuore con quello genitale, o non si può fidare abbastanza. Sono problemi che egli ha nel soddisfare il proprio potenziale. Non sono problemi con l’altro. Ma si manifestano in termini di perdita di contatto con se stessi e con l’altro, quando il comportamento incompleto viene vissuto, manifestato nel rapporto interpersonale. È qui che li vediamo inizialmente. Ma questo non significa che siano il “luogo” della causa del problema.

La seconda ragione per cui enfatizziamo il modello intrapsichico è perché Reich ha chiaramente capito e spiegato lo sviluppo e il mantenimento dei sistemi di difesa. Come già detto, egli fa differenza tra motivo originario di un sistema di difesa e la sua funzione primaria. Il motivo originario per sviluppare una difesa nell’organismo è per proteggersi da un “attacco” dall’esterno. Questo è l’aspetto della difesa radicato nella sua storia passata, riguarda ciò che fu fatto all’organismo dagli altri. Ma il suo contributo, la sua maggiore intuizione, è ciò che Reich chiama la funzione primaria della difesa, che è ciò che l’organismo fa attualmente a se stesso, per proteggersi da ciò che può emergere dall’interno.

Mettiamo il caso, ad esempio, di mio padre, che mi ferì con la sua rabbia ingiustificata quando io provai ad affermare me stesso. Originariamente, io mi sono protetto contro la sua rabbia. Ora che è morto, non c’è alcuna ”ragione” per proteggermi ancora, eppure continuo a farlo. La ragione sta nel fatto che il motivo originario - proteggermi dalla rabbia di mio padre - non è più operativo, ma ora mi trovo nella modalità di funzionamento primaria: mi sto cioè proteggendo dal mio stesso dolore e dalla mia rabbia contro mio padre, per il quale sono stato punito in passato. (In termini psicologici, introiezione e/o identificazione, nel senso che io ho preso oggi il posto di mio padre e sto facendo a me ciò che egli ha fatto prima a me). Cosicché continuo a bloccare la mia originaria sana aggressività.

Ci sono in gioco ora due modalità. Da un lato, io escludo il mio impulso naturale ad affermare me stesso nel mondo - aggressività sana - e dall’altro blocco le sane emozioni adattive che sorgono per aver ostacolato l’impulso originario - il mio dolore e la mia rabbia. Sto trattenendo, bloccando me stesso nel momento presente, in relazione a qualcosa che mi è accaduto in passato. Non è più un qualcosa che mi è stato fatto da un altro in passato, è ciò che sto facendo a me stesso nel presente. Sto creando un problema a me stesso per essere pienamente me stesso. È insomma, ormai, un problema intrapersonale, non interpersonale. In un certo senso, dunque, non c’è passato: sto facendo tutto io, ora, nel presente.

Ora possiamo fare una distinzione più precisa tra proteggersi e essere sulla difensiva. Proteggersi è il motivo originario: la protezione, desiderabile, dell’integrità dell’organismo contro un’intrusione, che va supportata. Essere sulla difensiva è il comportamento distorto della funzione primaria del sistema difensivo: fuori contatto rispetto alla realtà del momento presente, cronico, automatico e inconscio. I sistemi di protezione sono sempre necessari; quelli di difesa no.

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