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Lavorare con le energie esistenti

Riteniamo che se c’è un’armatura, qualcosa è bloccato, altrimenti non ci sarebbe bisogno di una corazza difensiva. Quel qualcosa può essere un pensiero, un ricordo, un’emozione e/o un movimento. La cosa che tutti questi hanno in comune è la qualità di essere stati eccessivi per l’organismo. (toomuchness). Ed è per questo che vengono bloccati. L’organismo non può processarli in modo adeguato.

Sotto sotto c’è la paura che l’organismo ne verrà sopraffatto e che sarà incapace di sostenere la situazione. Che è percepita come pericolosa. Dato che l’organismo è ormai ai suoi limiti - ha già “troppa energia” - , non lo carichiamo ulteriormente, né fisicamente né psichicamente, ma lavoriamo con il livello di energia esistente. Non c’è bisogno di caricare. Il problema può essere definito funzionalmente in termini di “eccesso” di carica nell’emozione, nelle memorie ecc. Perché aggiungere un’ulteriore “carica” se ce n’è già troppa?

E allo stesso modo, non ci sono persone “a bassa energia”. Ognuno ha abbastanza energia per sé, non c’è bisogno di aggiungerne. Le persone depresse, ad esempio, “deprimono” un qualcosa, e ci vuole molta energia per tenerlo giù. Ciò che essi deprimono è molto forte per loro ed è per questo che tentano di evitarlo. Pensate a quanta energia ci vuole per tener giù questo tipo di esperienza!

Il punto non che c’è poca l’energia, ma quello di mobilizzare l’energia esistente, in condizioni di sicurezza, senza caricare e senza sopraffare l’organismo così da farlo tornare in uno stato di contrazione. Sottolineiamo la possibilità di mobilizzare direttamente e senza rischi l’energia esistente senza danneggiare l’organismo. Noi sollecitiamo, non induciamo.

L’esperienza proviene chiaramente e lentamente dall’interno, dall’esperienza di sé. Ed è il sé che determina quanto è abbastanza per il momento. Un vantaggio di questo metodo è che le difese non sono attivate. Se si capisce che tutte le difese, fisiche e psichiche, sono processi energetici -porzioni di energia spinte all’esterno - allora gli svantaggi di caricare le persone diventano ovvii. Più si aggiungono cariche di energia all’organismo, più se ne aggiungono in proporzione alle difese.

La proporzione rimane la stessa: non si può caricare solo il nucleo. Lavorare per far emergere le emozioni bloccate equivale ad attivare direttamente i “cani da guardia”, il sistema di difesa. Sono lì per assicurarsi che le esperienze bloccate stiano al loro posto. Una volta che tali esperienze vengono attivate e cominciano a muoversi, i cani da guardia vengono attivati a loro volta.

Un altro vantaggio di lavorare “sotto” il livello citato è che i cani da guardia dormono ed è possibile lavorare “al di sotto” di loro, modificare la causa del blocco originario; e il risultato è che il processo di blocco scompare. Si tratta di una dichiarazione radicale: quello che intendiamo dire è che può non essere necessario lavorare attraverso il materiale storico per aiutare il paziente a progredire.

Alle volte è possibile non lavorare direttamente con i temi usuali del processo terapeutico e tuttavia riuscire a cambiarli. Di fatto, abbiamo visto casi in cui alcune grosse tematiche erano semplicemente “sparite” senza nemmeno averci lavorato su. Il solo fatto che questi fenomeni esistano è di grande interesse.

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