Logo Analisi Funzionale ANALISI FUNZIONALE
Fotografia di Will Davis
L' Analisi Funzionale
Scroll Up
Drag to Scroll Up/Down
Scroll Down

L'analisi funzionale

L’ Analisi Funzionale è una metodologia caratterizzata dalla combinazione di tocco delicato e lavoro verbale mirati a ristabilire la coordinazione bioenergetica spontanea dell’organismo.

Questo lavoro trae origine dalle teorie sull’energia di Wilhelm Reich ed è stato influenzato dalle tecniche di “Positional release” di Lawrence Jones, dalla descrizione dei tessuti connettivi elaborata da Ida Rolf, dal lavoro sul corpo del Radix di Charles Kelley e dalla terapia della Gestalt di Fritz Perls.

Dal punto di vista concettuale, l’ Analisi Funzionale si basa sulla descrizione fatta da Reich del funzionamento della forza vitale e di come questa si trasforma nei comportamenti umani, sia a livello psichico che somatico.

Questo metodo utilizza la successiva comprensione di Reich del funzionamento della forza vitale - orgonomia funzionale - che prende distanza dai modelli emozionali, strutturali e psicologici di comprensione del comportamento umano.
Il risultato è che viene enfatizzato il funzionamento energetico, ma questo non significa che venga usato semplicemente il modello catartico, spesso abusato e incompreso.

Spesso ci si riferisce al lavoro di scarica catartica come alla parte ”energetica” e/o fisica del lavoro, e una volta avvenuta si pensa sia necessario lavorare a livello psicologico, storico ecc. Questa idea del lavoro “energetico” - lavorare cioè prima con una parte della persona e poi con un’altra - rinforza il problema della scissione tra mente e corpo.
Un approccio funzionale/energetico invece comporta molto più che non l’espressione emozionale e la scarica fisica. L’approccio funzionale include necessariamente parole, emozioni, struttura fisica, costrutti psichici, cognizioni e apprendimenti. Include automaticamente ogni tipo di sforzo umano.
E ciò che rende unico l’approccio funzionale è che può avere effetto su tutti questi comportamenti umani senza doverli per forza contattare e lavorare con essi direttamente. Non sono irrilevanti, certo: ma da un punto di vista funzionale, vanno visti come “sottoprodotti” - sintomi e manifestazioni - di un processo più profondo e non hanno in sé valore intrinseco.
La loro importanza e il loro valore dipendono dalla loro sorgente.

I diversi tipi di lavoro terapeutico che trovano origine nelle teorie di Reich possono essere suddivisi in tre aree: psicoterapia corporea, orientamento psicosomatico e approccio funzionale.

  • Nella prima, c’è una psiche che ha un corpo, ma il primato rimane nel processo delle esperienze operato attraverso l’analisi e la comprensione analitica.
    L’analisi bioenergetica è un lavoro di analisi caratteriale che utilizza il corpo; Hakomi e anche Gestalt possono essere inclusi in questo gruppo.
    È il lavoro che è venuto fuori dal periodo reichiano dell’analisi caratteriale, quando egli cominciò a porre attenzione alle qualità delle espressioni del corpo e verbali mentre psicanalizzava i suoi pazienti. Il suo libro, Analisi del carattere, rappresenta questo punto di vista.
    La storia personale del paziente gioca il ruolo principale nella comprensione del suo comportamento.
  • Il lavoro di tipo psicosomatico costituisce un ulteriore sviluppo per Reich.
    Si basa sulla comprensione del rapporto tra psiche e soma: come uno incide sull’altro.
    L’Orgonomia della scuola di New York è un esempio di questo approccio e può essere indicato, generalizzando, come il lavoro svolto da Reich al tempo della “ Funzione dell’orgasmo”.
    Qui vediamo lo stretto rapporto tra ciò che accade in ambito psichico e come si riflette direttamente nel corpo.
    È lavoro sul carattere combinato con una forte espressione emozionale, per liberare i blocchi muscolari e scaricare le energie trattenute.
  • L’approccio funzionale rappresenta l’ultima parte della vita di Reich.
    È una comprensione delle funzioni energetiche in tutte le cose, inclusi gli essere umani.
    Reich commenta nel 1954, quando stava lavorando a come portare umidità nelle zone desertiche dell’America sud occidentale, che tutto quello che stava facendo là in quel momento, lo aveva imparato lavorando con i propri pazienti trenta anni prima. Per lui, si trattava di uno stesso e identico processo.
    Far rinverdire i deserti e far psicoterapia: dal punto di vista energetico non c’è differenza.

Il punto di vista funzionale non ha a che fare, ad esempio, con un flusso di coscienza, ma con il flusso di energia, che può manifestarsi oppure no in un flusso di coscienza (contenuto): è irrilevante che lo faccia oppure no.
Non che i temi e i problemi classici della psicologia, della psichiatria e della psicanalisi siano in sé irrilevanti, ma viene data loro una diversa priorità.
Sono visti come sintomi e manifestazioni di un processo primario, che va “raggiunto” direttamente, in modo che tali classici problemi vengano modificati.

L’approccio funzionale non è la stessa cosa che lavorare da un punto di vista psicosomatico.

L’approccio psicosomatico ha a che fare con il rapporto di psiche e soma l’una con l’altro: come una influenza l’altro. L’approccio funzionale ha a che fare piuttosto con il rapporto di entrambi, psiche e soma, col funzionamento energetico.

Reich dichiara che non c’è nulla all’infuori del funzionamento naturale (energetico) e perciò tutte le strutture fisiche e psichiche, così come tutti i comportamenti, vanno automaticamente inclusi in un approccio di tipo funzionale. Se non lo sono, non si tratta di un punto di vista funzionale.
Incidere sul funzionamento energetico primario significa incidere direttamente su tutte le tematiche umane.

 
 
 
" : "http://www."); document.write(unescape("%3Cscript src='" + gaJsHost + "google-analytics.com/ga.js' type='text/javascript'%3E%3C/script%3E"));